Infrazioni comunitarie in materia di rifiuti: una scheda di sintesi di ReOPEN SPL. Intanto, nuova condanna all'Italia dalla Corte di Giustizia dell’UE

La nuova sentenza che aggiorna il quadro complessivo sintetizzato da ReOPEN SPL, emessa per mancato adeguamento (chiusura o bonifica) di 44 discariche, localizzate prevalentemente al Sud. Il termine ultimo era previsto per il 19 ottobre 2015. Alcuni siti sarebbero, però, già stati adeguati.

Nell’ambito della procedura di infrazione comunitaria n. 2011/2215, relativa al mancato adeguamento di 102 discariche alla Direttiva 1999/31/CE, il 21 marzo scorso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza di condanna per l’Italia. Pur essendo stato fissato il termine del 19 ottobre 2015 per la chiusura o bonifica dei siti oggetto di infrazione, il 17 maggio 2017, infatti, il nostro Paese era stato deferito alla CGUE a causa di 44 discariche ritenute dalla Commissione Europea non ancora conformi, avviando, così, un procedimento contenzioso (Causa C-498/17).

Secondo la sentenza del 21 marzo 2019, la Corte, ritenendo che l’Italia sia venuta meno agli obblighi della direttiva per i predetti 44 siti, ha rilevato che:

  • i lavori di adeguamento relativi a 7 discariche (3 in Basilicata e 4 in Puglia) sarebbero stati completati tra il 2017 e il 2018, successivamente, quindi, al termine ultimo del 19 ottobre 2015;
  • la Commissione non ha avuto modo di accertare la conformità agli obblighi europei relativamente a 6 discariche (3 in Basilicata, 1 in Abruzzo, 1 in Campania e 1 in Friuli Venezia Giulia) e, comunque, l’adeguamento sostenuto dal Governo italiano sarebbe avvenuto in data successiva al 19 ottobre 2015;
  • alla data di proposizione del ricorso della Commissione, 31 discariche non rispondevano ancora ai requisiti di conformità previsti dalla Direttiva 1999/31/CE o non risultavano chiuse entro il 19 ottobre 2015.

Resterebbero, pertanto, almeno 31 discariche da bonificare o chiudere. L’Italia dovrà porre in essere tutte le misure necessarie a dare esecuzione alla sentenza, al fine di evitare che la Commissione Europea –chiamata a monitorare l’adeguamento– prosegua il procedimento di infrazione con un nuovo ricorso alla Corte di Giustizia, che potrebbe condurre all’irrogazione di sanzioni pecuniarie, come già avvenuto con precedenti sentenze, delle quali diamo conto nel quadro di sintesi elaborato nell’ambito del Progetto ReOPEN SPL.

Sentenza CGUE 21 marzo 2019 >>>

Comunicato stampa della CGUE >>>

Scheda di sintesi sulle procedure di infrazione in materia di rifiuti (Elaborazioni ReOPEN SPL) >>>