ISTAT: il divario Nord-Sud interessa anche dispersioni e interruzioni del servizio idrico. Una scheda di sintesi di ReOPEN SPL

L’Italia è prima nella UE per prelievo di acqua ad uso potabile, ma il focus tematico di ISTAT pubblicato per la Giornata Mondiale dell’Acqua evidenzia l’utilizzo poco sostenibile della risorsa: preleviamo tanto e ne sprechiamo la metà. La qualità cresce dove la regolazione del servizio risulta più efficace: una scheda di ReOPEN SPL su dati ARERA.

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’ONU e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat fornisce un focus annuale tematico mettendo a sistema i risultati provenienti da diverse indagini ed elaborazioni e offrendo una lettura integrata del fenomeno, con riferimento agli aspetti legati sia al territorio che alla popolazione.

Dai dati riportati nel focus 2019 appena pubblicato (nella foto, un'infografica di ISTAT) e dalle relative tavole dati, emerge che l’Italia si posiziona al primo posto nell’UE per i prelievi di acqua ad uso potabile, con un volume giornaliero di 428 litri per abitante. Tuttavia, a causa delle dispersioni di rete, agli utenti finali arriva poco più della metà di tale volume (52%).

Per quanto riguarda la qualità del servizio, più di otto famiglie su dieci (dati 2018) affermano di essere soddisfatte, sebbene su tale dato pesino notevoli differenze territoriali. Le valutazioni positive si concentrano nell’area del Nord-Est, mentre in alcune aree del Sud e nelle Isole la situazione si presenta decisamente più critica: in Calabria, Sardegna e Sicilia la percentuale di famiglie poco soddisfatte (24%, in media) supera nettamente la percentuale di quelle molto soddisfatte (in media, il 9,8% delle famiglie).

Circa tre milioni di famiglie subiscono irregolarità nell’erogazione dell’acqua a causa dei razionamenti nella distribuzione per uso civile. Di queste, oltre il 65% risiede nel Mezzogiorno.

In riferimento alla spesa sostenuta per la fornitura dell’acqua, il 49% delle famiglie reputa il costo del servizio adeguato, mentre il 43% di esse, per la maggior parte residenti al Centro-Sud, lo ritiene elevato. Nel 2017 ciascuna famiglia ha speso in media 14,7 euro al mese per il servizio di erogazione dell’acqua, a fronte di una spesa di 11,9 euro mensili per il consumo di acqua minerale imbottigliata, che tuttavia registra un aumento maggiore a partire dal 2014 (+20,6%).

Il divario territoriale relativo alla qualità del servizio erogato, evidenziato dal focus tematico di ISTAT, corrisponde a quanto emerso dalle analisi settoriali svolte da ReOPEN SPL, che mostrano, appunto, nella macro-area Sud e Isole, livelli qualitativi del servizio idrico inferiori. Nel loro insieme, le regioni meridionali presentano, infatti, la percentuale più alta di perdite idriche (51% del volume di acqua immesso nella rete) e interruzioni del servizio fino a 30 volte superiori rispetto al resto del Paese, a parità di consumi e con una spesa familiare annua, tendenzialmente uguale o, in alcuni casi, addirittura superiore rispetto al Centro e al Nord.

Inoltre, dal quadro di sintesi elaborato nel contesto delle analisi di ReOPEN SPL emerge che, proprio nella macro-area Sud e Isole, oltre due terzi della popolazione risiede in ambiti territoriali ottimali i cui enti di governo non hanno adottato lo schema regolatorio ai sensi della disciplina vigente. Tale situazione limita l’efficacia della regolazione del servizio idrico in tali territori: la mancata approvazione dello schema regolatorio da parte dell’Ente d’Ambito non garantisce, infatti, la conformità tra tariffa e qualità del servizio.

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